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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2011

Mamma Mia!

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Sophie (A. Seyfried) ha solo vent'anni ed è stata cresciuta da una ragazza madre (M. Streep) in un piccolo albergo, che ora gestiscono insieme, su un'isola egea. Sta per sposarsi, ma qualcosa la tormenta; supponendo che si tratti della sua mancanza di radici, sbircia i diari giovanili della mamma e scopre i nomi dei tre uomini che hanno avuto la possibilità di donarle metà del suo patrimonio genetico. Cosa di meglio se non rintracciarli e invitarli? E cosa di più inverosimile se non vederli arrivare tutti e tre, felicissimi nello scoprire che potrebbero avere una figlia ventenne? Sam (P. Brosnan), Harry (C. Firth) e Billy (S. Skarsgard) si prodigano al meglio delle loro possibilità per consentire alla forse-figlia un matrimonio da favola, ma mamma Donna non è felice di rivederli in branco, temendo il giudizio di Sophie sulle sue leggerezze passate. La conclusione è abbastanza scontata, con la fanciulla che decide di conoscere meglio se stessa prima di impegnarsi in una relazione…

I padroni della notte

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Bobby è un ragazzone moderatamente scapestrato che gestisce con successo un night club di proprietà della mafia russa; lo accompagna una bellezza portoricana di professione entreineuse, l'unica a conoscere il suo vero cognome: non Green, ma Grusinski. Ragione dell'inganno è il celare che il resto della famiglia, nelle persone del padre e del fratello Joseph, sono esponenti di spicco della polizia di New York, impegnata in operazioni antidroga proprio contro i datori di lavoro di Bobby. Questi decide di diventare un infiltrato quando Joseph è ferito dal nipote del decano russo, ma, scoperto, causa la morte del padre.
James Grey dipinge un presente cupo come un romanzo russo d'inizio Novecento, e altrettanto pieno di caustico umorismo e dannazione; per farlo usa la palette dei pessimisti futuri prossimi di Ridley Scott, pieni di grigi, ma soprattutto di blu. J. Phoenix, tra i suoi attori prediletti, diretto anche in Two Lovers, è perfetto per il personaggio lacerato e decaden…

Violetta

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Accendiamo un po' la televisione per sprofondarci nel vecchio drammone sentimentale. In un tempo lontano c'erano i feuilleton, ovvero i romanzi d'appendice: venduti a puntate, erano letti quasi di nascosto da un pubblico prevalentemente femminile, tacciabile di leggerezza e di cattiva fama se sorpreso nell'atto di dedicarsi ad un tale, riprovevole, passatempo. Con gli anni -a volte i secoli- il romanzo d'appendice ha rivelato il suo vero spessore: alcuni sono diventati capolavori di agilità linguistica ineguagliabile (Dumas padre, per esempio), altri sono caduti nell'oblio senza grandi clamori. La letteratura d'evasione è stata poi sostituita nella sua funzione sociale dal melodramma, prima con l'opera, poi con l'operetta. Negli anni del boom ci sono stati gli "sceneggiati", che avvicinavano il grande pubblico -spesso incolpevolmente incolto- ai grandi romanzi della letteratura internazionale. Oggi tutto ciò è stato sostituito dalla fiction

Juicy couture - Fragrance

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Creato da Harry Freemont nel 2006, questa fragranza ha consacrato la giovanissima casa di moda e accessori partorita dalla mente di Pamela Skaist-Levy e Gela Nash-Taylor, due intraprendenti signore intente a dimostrare che gli USA sono glamorous quanto l'Europa. Tralasciando le contese-ai posteri l'ardua sentenza-, parliamo del profumo, che nelle intenzioni di Pamela e Gela sarebbe dovuto essere "quello che si metterebbe Barbie". Si parte con delle note di testa fruttate molto dolci: anguria, mandarino e passiflora, che avvolgono e rassicurano; il cuore è più fresco e verde, con foglie pestate, giacinto, mela verde, tuberosa, rosa e gigli, ma recede presto per asciare spazio a un fondo curioso, dolce con brio, di vaniglia, caramello, patchouli e crème brulée. Non so se davvero Barbie sia il volto giusto, certo è che Juicy Couture ha un profilo molto sensuale e delicato allo stesso tempo, invitante senza essere volgare, senza ciprie ottocentesche. Persistente e penetran…

Nowhere Boy

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Come comincia la storia di un mito, se non con un'adolescenza problematica? Ecco perché io non sarò ricordata nella storia: ho avuto un'infanzia troppo felice, e una giovinezza tranquilla, in una famiglia normalissima. Trascendendo da queste considerazioni emisferiche destre, scopo di Sam Taylor-Wood è quello di tratteggiare le origini della figura di John Lennon, radicate in una vicenda familiare inusuale: concepito da una madre immatura e cresciuto dalla zia, John scopre l'identità della genitrice a quindici anni e inizia con lei un rapporto pieno di complicità, ma anche di sventatezza (soprattutto da parte della madre), con qualche ambiguità legata alla femminilità un po' esplosiva di mamma Julia. Tanto quest'ultima è spensierata ed espansiva, tanto è chiusa e burbera Mimi, la zia che ha sempre accudito John con amore profondo e poco palesato; pur con tutti i limiti del suo carattere Mimi vince facilmente la palma di figura genitoriale sul lungo periodo, e Julia…

Riccione

A un anno dall’uscita casertana, eccomi di nuovo con kit congressuale per la Società Italiana di Studio per le Cefalee, che si è riunita a Riccione tre giorni or sono. Il Frecciarossa e le occhiaie sono sempre molto Alice Cullen, il nuovo taglio di capelli forse ancora di più, il glamour dello scenario ha subito invece un crollo verticale, fissato in questa località inconsueta per un convegno. Centro della vita di Riviera, Riccione è un luogo che non avevo mai esplorato prima, e scientemente. Pulitissima cittadina distesa sul mare, sembra vivere esclusivamente di un turismo talassocentrico, non interessato a null’altro che ai bagni e al divertimento notturno poco fuori porta: ogni tre edifici uno è un albergo e, a parte il lussuoso Des Bains, tutti sembrano curiosamente consunti, come se la salsedine li corrodesse lentamente dagli anni dorati del boom economico o, ancora prima, dalle famiglie amarcordiane del Ventennio. In questa stagione ormai più che avanzata, somiglia più che altro…