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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2013

Il nastro bianco

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Villaggio tedesco, 1913. Una serie di fatti incresciosi travolgono la piccola comunità, dal medico che si spacca la spalla in un incidente ippico al figlio ritardato dell'ostetrica, picchiato e terrorizzato da un gruppo di ignoti. Mentre tutti cercano i colpevoli, c'è modo di osservare i vari caratteri e di formare dei sospetti. L'unica persona limpida del paesetto, il maestro, indica come responsabili un gruppo di bambini, ma è costretto ad allontanarsi. Questo è il primo film di M. Haneke che vedo. Mi ero tenuta discosta dal regista per tema di essere disturbata dal suo immaginario inquietante, e avevo ragione. Inquietante è esattamente il termine che caratterizza la pellicola, inquietanti sono le vittime -ognuna delle quali nasconde laghi di putridume sotto una facciata rispettabile- e ancora di più i carnefici che, ragazzini nel 1913 sembrano già pronti per rappresentare il peggio del peggio della gretta classe media che negli anni Trenta ha sostenuto gli istinti peggi…

Anna Karenina - Arlecchino, sala 1

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Sala vecchia, con poltrone reltivamente scomode e antiquate. Mantiene però un bello schermo medio-grande che fa dimenticare lo squallore del linoleum consumato dei pavimenti.
La storia è nota: Anna è una donna proba e buona che, in un viaggio a Mosca per far riappacificare la coppia di cognati, si innamora del giovane e ricco militare Vronskij. Travolta dalla passione, abbandona marito e figlio per lui, ma l'amore tra i due ha un esito infausto. Fa da contraltare ai protagonisti la coppia Kitty-Levin, rispettivamente sorella e fratello dei cognati che avevano dato il la alla vicenda (Stiva e Dolly). Dopo un serie di riduzioni cinematografiche più o meno insoddisfacenti, il film di Joe Wright è il primo che interpreta veramente bene il romanzo russo, con grande acume e rispetto, ma anche originalità. I personaggi sono disegnati assai finemente nella loro complessità: -Anna: non è l'adultera-tipo, annoiata e depravata (tipo Emma Bovary). Si lascia travolgere da una passione cie…

Cineplex Massaua - La sedicesima Luna

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Eravamo già stati in questo cinema decentrato per vedere il terz'ultimo Harry Potter, e la sala due, che ci ha ospitato oggi, non è molto diversa da quella testata in precedenza: piuttosto piccola, con poltrone confortevoli e audio avvolgente. Il livello di igiene è scarso, ma fortuna ha voluto che ci fossero assegnati i posti migliori della sala da una simpaticissima signora all'ingresso. Il film è esattamente quello che ci si può aspettare dal trailer, uno Young Adult senza pretese esistenziali ma ben fatto. La trama mi ha sorpreso, poiché si discosta in più punti dal libro, cercando di alleggerire le oltre 600 pagine di racconto per poterle sintetizzare nelle due ore e un quarto di visione; sebbene necessario, mi è dispiaciuto perdere alcuni dei personaggi più simpatici (come la Custode, Marian) e vederne altri molto sminuiti (l'amico Link) e il finale mi convince solo parzialmente.  Mi aspettavo di più dalla colonna sonora -nel trailer si sentono Florence & The Machi…

Votare, o-oh, votare, o-o-o-oh, nel blu, dipinto di blu

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Stamattina al mio arrivo trafelato in corsia ho subito chiesto al nostro segretario cinefilo chi avesse preso l'Oscar per miglior film. Temevo molto il grande favorito Lincoln e invece Ar-go fuck yourself si è aggiudicato la statuetta. E togliamoci pure questo sassolino dalla scarpa. Adele ha portato a casa il premio per la miglior canzone e Ben Affleck e Tarantino rispettivamente quelli per sceneggiatura non originale e originale. Insomma ero tutta piena di speranza.
Poi sono usciti gli Exit-Poll... ma chi cavolo pensa di risolvere i problemi dell'Italia disperdendo i voti?

E vorrei far notare che quando si va a votare, non è come cantare sotto la doccia, e se si prende una nota falsa non c'è nessuno a sentirci: per come è organizzato il mondo attuale, bisognava pensare a votare qualcuno che ci garantisse una parvenza di decoro di fronte all'Europa. Provare ad aprire un quotidiano internazionale no, eh? Non è la nostra economia che non sta in piedi, è la poca credibi…

In Time

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Il tempo è denaro. L'adagio, noto da secoli, diventa nel film la base dell'economia mondiale: a venticinque anni si riceve in bonus un anno di tempo prima di morire e, per continuare a sopravvivere, bisogna procurarsi altra moneta temporale. La si può guadagnare lavorando, la si ruba ad altri esseri umani, la si chiede in prestito facendo mutui favolosi. E quando la si finisce, si muore. 
Nel distretto povero, il ghetto 12, la madre del protagonista (O. Wilde) muore così, proprio mentre il figlio (J. Timberlake) riceve in dono più di un secolo di tempo da un "riccone" depresso, nauseato dall'evidenza che "per pochi immortali, tanti devono morire". Timberlake se ne va nei quartieri alti, a conoscere qualcuno di questi aspiranti all'eternità, e trova A. Seyfried e un mastino Custode del tempo (C. Murphy) che si si aggancia alle calcagna.
A. Niccols non è il mio regista preferito, ma è pur sempre il papà del mio film più amato, GATTACA. Per quanto In …

Soul Kitchen

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Zinos è un ragazzone greco con la lombalgia cronica, un fratello che entra ed esce di prigione e un ristorante a dir poco scalcagnato ad Amburgo. Il Soul Kitchen è un locale dove si servono solo patate fritte e cibi decongelati, fino a che un cuoco-lanciatore di coltelli non si unisce allo spensierato gruppo e rivoluziona l'allure del posto, su cui mettono gli occhi alcuni speculatori. Commedia fracassona a metà tra Il mio grosso grasso matrimonio greco e Ricette d'amore, la multiculturalità è la sua cifra stilistica, sottolineata dalla colonna sonora coloratissima, cavallo di battaglia dell'insieme. E' divertente, corale e molto ben girata, a basso costo ma senza sciatteria. I protagonisti sono simpatici e ci si affeziona loro facilmente, ma di qui a venderlo come l'opera di genio pubblicizzata da qualche dizionario di cinema nostrano mi sembra che ci sia un salto inspiegato. Molto apprezzato in sede Festival a Venezia, dove si è aggiudicato nel 2009 il Leone d'…

Ciliegine

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Parigi, momento attuale, ma potrebbe essere New York negli anni Settanta. Amanda non riesce a sentirsi in sintonia con nessun uomo, di ognuno non tollera quelle piccole imperfezioni e incoercibili manie che normalmente l'amore elide. Lo sguardo benevolente dell'amica Florence tenta di condurla verso un uomo che la soddisfi, il marito psicanalista dell'amica l'ha invece classificata nelle irredimibili "androfobe": qualunque pretesto è buono per non affrontare una relazione duratura. Ma ecco, la notte del veglione di Capodanno, arriva Antoine, bel tenebroso depresso che Amanda scambia per un gay... Si è molto detto che questo film, opera prima della Morante in veste di regista, ha carattere molto francese e, senza dubbio, si inserisce bene in questo felice periodo del cinema d'oltralpe, ma trovo che le sue radici siano ancora più occidentali. Mi ha molto ricordato il periodo "psicanalitico" di Woody Allen, pieno di personaggi simpaticissimi e schiz…

Beautiful Darkness - La diciassettesima luna

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Lena Duchannes si sente incompresa, sola, disconnessa dai suoi coetanei. Passa le sue giornate a scrivere poesie su un quaderno a spirale e ha difficoltà a gestire sul piano fisico la relazione intrapresa con un suo coetaneo. Insomma, una comune sedicenne, magari un po' più colta della media, non integrata nel gruppo delle compagne sportive/superficiali/abbronzate e un po' sciacquette. Complicano gli eventi i suoi enormi poteri paranormali, pretesto per rendere dark & cool un'adolescente introversa. Il secondo volume è meno frizzante del primo, soprattutto perché non riserva grandi sorprese: struttura replicata da New Moon (Twilight saga), parte centrale con peripezie di un terzetto ricalcato sul blocco Harry Potter-Hermione-Ron, persino un omaggio al Tom Sayer di Twain (quando il protagonista penetra le oscure gallerie con la ragazza dalla trecce bionde). Se la trama non è superlativa, la scrittura regge decorosamente; per quanto riguarda i personaggi, a fronte di una ne…

Tone up...

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Mi sono re-iscritta in palestra, un po' per proteggere le mie articolazioni dal misuso, un po' per prepararmi al giorno del fatidico sì. Dopo la preparazione spirituale e burocratica pure quella fisica ha il suo ruolo. Stamattina mi ritrovo per errore al corso di tone up, un ibrido tra vecchia aerobica, step e addominali. Mentre un gruppo di ragazze magrissime e scolpitissime chiacchiera dei vari istruttori, di cui conoscono nome e abitudini personali, il maestro di oggi mette su una compilation molto anni '70, che parte con I will survive: in realtà è l'augurio di arrivare alla fine della lezione, cosa non scontata. Il commento sonoro subito mi sembra un po' kitsch, poi mi rendo conto che è necessaria questa dance sparata a 80 decibel, per forzarci a muoverci al ritmo forsennato che ci viene imposto; fare lo stesso su Trouble o Muscle Museum non sarebbe assolutamente possibile. Dopo i primi quindici minuti, quando Cindy Lauper è sostituita da Michael Jackson, le …

Bonjour Tristesse

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Cecilia ha diciassette anni, è orfana di madre, ha appena fallito l'esame di maturità e parte per le vacanze estive col padre, vedovo farfallone col complesso di Peter Pan. Nell'equazione si inserisce anche Anne, donna sottile ed elegante che inizia a costruire un rapporto profondo con Raymond, il padre di Cecilia, nonostante la poca affidabilità di lui, che ancora è suscettibile al richiamo della giovanissima, superficiale Elsa.
A soli diciannove anni Françoise Sagan raggiunse la celebrità con questa breve, disturbante opera prima tutta  costruita intorno alla splendida ricostruzione di personaggi orribili, tristi, egocentrici e passivi. La protagonista, in particolare, tratteggiata nel pieno del suo spleen adolescenziale, distrugge con superficialità e senza troppi scrupoli di coscienza la vita di chi la circonda. Scritto benissimo in uno stile spezzato e acerbo, il racconto risulta agghiacciante nei contenuti e pregno di un pessimismo diffuso che condanna senza appello l'…

Holy Smoke

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Una ragazza australiana durante un viaggio in India è plagiata da un santone e la famiglia, preoccupatissima, chiama un "deprogrammatore" per liberarla da questa influenza malevola. Che arriva e, invece di portare a termine il lavoro e ripartire verso nuove avventure, si fa da lei trascinare in un vortice di follia e trasgressione per cui alla fine avrà bisogno di essere "deprogrammato" anch'egli... peccato che non ci sia più in giro uno bravo a fare quel mestiere.
Jane Campion mi delude spesso: inizia i suoi film con inquadrature interessanti e poetiche, ma ripiega quasi sempre su storie un po' disgustose piene di scene di sesso a vario grado di compiacimento. C'è qualcosa di sovrassaturo in Holy Smoke che non me lo fa apprezzare fino in fondo, nonostante una coppia di attori che mi piace molto. H. Keitel aveva già lavorato con la regista in Lezioni di Piano, che era decisamente più elegante e romantico, nonostante qualche scena disturbante e sicurament…

One Day

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Emma e Dexter si incontrano il giorno della laurea, nel 1988, e passano la notte insieme: rimangono amici, ma in realtà si amano di un amore mai confessato, tra matrimoni, lavori improbabili, figli e lutti. Anno dopo anno, li vediamo entrambi il giorno di San Swithin, fino al coronamento del sogno di entrambi, ma il destino è sempre in agguato... La trama è molto simile al Dieci Inverni che ho da poco recensito, ma la differenza, sostanziale, è che mentre il primo è intimista, delicato e raffinato, questo film è irrimediabilmente noioso. Lungo ma privo di sostanza, mi ha lasciato molto delusa, cosa ancor più grave considerato il mio debole per i film sentimentali all'anglosassone. La recitazione di A. Hathaway non è ai suoi vertici e il suo compagno (J. Sturgess) mi sembra totalmente dimenticabile. Il finale è un'offesa al romanticismo universale e al buon senso.

A 35 anni mi son perso nel bosco

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Altrimenti detto: nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura, ché la diritta via era smarrita... forse così è più riconoscibile.
Sul bordo di San Salvario, incuneato tra l'Istituto di Chimica e quello di Biochimica, c'è un localino allegro e colorato dal nome divertente di Luna'sTorta. Di giorno ci potete andare a mangiare una fetta di dolce o a consumare un veloce pranzo, e nel mentre leggiucchiare uno dei tanti libri che trovate sugi scaffali. Se vi piace, lo comprate, altrimenti lo riponete dove l'avete trovato. Qualche volta, di sera, il Luna'sTorta ospita la presentazione di un libro o un piccolo spettacolo: in questi giorni un duo di attori piemontesi ci racconta e ci legge il Purgatorio dantesco, dopo aver affrontato l'Inferno. Non è una lettura alla Gassman e neppure all'altezza delle interpretazioni di Benigni, ma è comunque una splendida occasione per ridere, bere un bicchiere di buon vino in compagnia e rinverdire i fasti cul…