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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2014

Il giovane favoloso

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Di M.Martone con E.Germano, M.Riondino, I.Ragonese, M.Popolizio. 2014

Vita -infelicissima- di Giacomo Leopardi. Prima a Recanati, in una prigione dorata con libri preziosi in luogo di sbarre e il padre a far da serratura, poi a Firenze e a Napoli, a farsi conoscere dal vasto mondo e da questo rinnegare, poiché portatore di un messaggio troppo pessimista per l'epoca.
Se Leopardi fosse nato oggi, si sarebbe vestito rigorosamente di nero e si sarebbe fatto crescere dei lunghi capelli, lisci e neri, tagliati come un manga. Magari avrebbe anche usato della gioielleria con teschi e ossicina, e ascoltato i Vampire Weekend. Insomma, un emo perfetto. Per nostra fortuna (visto che, volente o nolente, ci è toccato studiarlo), il suo incredibile intelletto e le circostanze della nascita ne fecero un erudito che consegnò alla posterità opere di altissimo valore poetico.  Martone ci consegna un ritratto molto simile a quello che mi immaginavo quando ero sui banchi del liceo, un poeta incazzato …

Kate e Leopold

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Di J.Mangold, con M.Ryan e H.Jackman. 2001
Leopold Duca di Albany vorrebbe diventare senza troppi patemi d'animo uno dei nuovi ricchi NewYorkesi che han fatto fortuna con invenzioni e innovazione negli ultimi anni dell'Ottocento. Curioso come un gatto, segue uno sconosciuto dall'aria sospetta e finisce nella NewYork di un secolo dopo e oltre, a casa dello studioso gentile ma un po' inetto che ha seguito e proprio accanto alla donna dei suoi sogni. Lei, Kate, è una pubblicitaria carrierista (non so perché ma questo lavoro è inflazionato in questo tipo di produzioni, l'avrò visto decine di volte) dal cuore poco tenero che scopre il valore di un uomo d'altri tempi.
Siamo di fronte al grado zero dell'innovazione: i viaggi nel tempo sono poco ingegnosi e anche un po' farraginosi, la storia d'amore è scontatissima. Però una sufficienza risicata gliela do lo stesso, perché fa con onestà il suo lavoro di romcom: ci sono lei, lui, un paio di situazioni dive…

(Miracolo a) Le Havre

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Di A.Kaurismaki, con J.Darroussin. 2012
Il mondo è un posto duro e il sud dell’Europa spesso è solo il primo step per tanti migranti forzati che cercano lavoro e un tetto. Le Havre, porto per eccellenza, vede un transito continuo di disperati che la politica internazionale non sa come incanalare –o si rifiuta di farlo, pensando che il flusso debba continuare ad autogestirsi nell’incuria generale travestita da controllo delle frontiere. Idrissa scappa da uno dei containers e finisce in casa di Marcel Marx, lustrascarpe indigente ma generoso e quando questi prende il proposito di aiutarlo a salpare per Londra tutto il quartiere si fa in quattro per dare una mano. Contemporaneamente a sua moglie Arletty diagnosticano un tumore incurabile e già avanzato e l’ispettore Monet lo sorveglia da vicino per scoprire il rifugio del giovane irregolare.
La trama è gradevole senza essere particolarmente innovativa. Dal punto di vista stilistico trovo interessante lo studio dei colori della città, così …

La verità sul caso Harry Quebert

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Di J.Dicker, 2012
Classico metaromanzo, ci racconta del giovane autore Marcus in fuga dal blocco creativo che lo ha assalito dopo l’enorme successo della sua opera prima. Si rifugia così a casa del suo antico maestro, una magnifica villa sul bordo del mare ad Aurora (New Hampshire) dove tanti anni prima si era consumato l’amore tra il decano scrittore e una giovane bellissima, amatissima e tragicamente scomparsa senza lasciare traccia. Quando il corpo della fanciulla viene ritrovato proprio nel giardino del professore al suo allievo spetta l’arduo compito di lavarne l’onore.

Caso editoriale in Italia, lo è stato forse meno in patria dove il libro ha certo venduto molto e ha ricevuto un paio di premi ma non è stato considerato la rinascita del giallo francese. E giustamente, perché se certo è godibile e scritto bene, non è certo l’opera che rinverdirà i fasti di Simenon. Mi ha convinto all'acquisto in particolare il Premio Goncourt dei Licei, dato da ragazzini che per loro natura son…

Lo Squalo (Jaws)

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Di S.Spielberg, con R.Dreyfuss, R.Shaw, R.Scheider 1982
Sulle coste non troppo assolate di Amity la stagione turistica è piuttosto ridotta. Proprio quando sta per aprirsi l’alta stagione una ragazza viene barbaramente uccisa da uno squalo, ma l’amministrazione locale preferisce non seminare il panico e tenere per sé il risultato dell’autopsia. Unico in disaccordo è lo sceriffo locale, Brody, trasferitosi da poco e verosimilmente con un passato tutto da raccontare. Su sua richiesta arriva l’oceanologo Matt Hooper e quando i morti cominciano ad aumentare di numero i due partono a caccia capitanati dal vecchio lupo di mare Quint, forse il solo che sia in grado di arpionare il pesce assassino.
Primo film di Spielberg, di costo relativamente basso (oggi diremmo irrisorio) e impatto enorme: a distanza di tanti anni continua a mostrarsi un capolavoro. A parte la regia già magistrale, capace di costruire scene suggestive col riflesso di un occhiale e il riverbero di un tramonto, i due pilastri …

Little Nemo in Slumberland

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Oggi, 15 ottobre, si festeggia grandemente nel mondo del fumetto perché 109 anni fa nasceva un bambino di carta incredibile, Little Nemo. Con questo personaggio, relativamente poco noto da noi, Winsor Mc Cay ha portato la comic strip nella dimensione onirica che Carrol ha mostrato nella letteratura. Facendo chiudere gli occhi al suo protagonista ha aperto la porta di un luogo dolcemente spaventevole ove le leggi della fisica si interrompono e i rassicuranti reperi della quotidianità sono irrimediabilmente svaniti.
Al primo impatto i sogni di Nemo appaiono appassionanti, colorati e divertenti, ma non sfugge come ai suoi occhi essi siano invece veri e propri incubi che dipingono sul suo volto continue espressioni impaurite e attonite. Il povero infante cade da improbabili botole che si aprono sul vuoto, sbigottisce di fronte a panorami quantomeno inusuali e si affanna alla disperata ricerca dell'amata principessa, che non ha ancora mai visto.
Lo stile di disegno rispecchia fedelmen…

Inglourious Basterds - Bastardi senza gloria

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Di Q. Tarantino, con C.Waltz, B.Pitt, E.Roth, M.Fassbender, M.Laurent, D.Kruger. 2009
La trama è piuttosto semplice: un gruppo di soldati alleati va in giro a seminare terrore tra le fila degli ufficiali tedeschi verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. Allo stesso tempo, la giovane ebrea Shosanna medita vendetta dopo che il famigerato cacciatore di ebrei le stermina la famiglia sotto gli occhi.
Premetto che a me Tarantino piace, sia nelle scene d’azione (e di violenza) splatter e palesemente ironiche, sia nelle estenuanti chiacchierate che fa fare ai suoi personaggi. Verboso, esagerato, divertente, auto compiaciuto, Quentin ci piace così. Ci sono perciò diversi aspetti piacevoli dell’opera, iniziando con i dialoghi tra i Basterds e arrivando al personaggio più riuscito, l’ufficiale SS Hans Landa. Un’altra particolarità molto interessante è l’aver girato il film in tre lingue diverse (quattro, se contiamo anche qualche parola di Italiano), tutte parlate dall’SS di cui sopra –e natur…

Il blu è un colore caldo

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di J.Maroh, 2010
La storia parte dalla fine: Emma, donna bionda e ancora piacente, legge i diari del suo amore per tanti anni, Clem, che ha appena seppellito. Ripercorre così tutta l'adolescenza e la giovinezza della compagna, da quando aveva cominciato a sentirsi a disagio nella sua stessa pelle, l'amicizia con Valentin, la scuola, fino all'incontro con Emma e i suoi capelli (allora di un intenso blu), la scoperta con lei della sessualità, l'amore, la colpa, la sconfitta, l'accettazione.

Nel 2013, con l'uscita del film La vie d'Adèle, il fumetto ha avuto una distribuzione massiccia. In realtà non ho visto la pellicola (mi è rimasto il sospetto che sia un film pornografico travestito da esistenziale o viceversa), ma ho letto volentieri il fumetto. La tematica omosessuale è certo predominante, ma non oppressiva, e le molte scene erotiche non sono mai volgari. Il principale problema affrontato è la difficoltà di Clem ad accettare le sue inclinazioni e a dife…

Dialogue avec mon jardinier (Il mio amico giardiniere)

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Di J.Becker, con D.Auteil e JP.Darroussin. 2007
Pittore cinquantenne si rifugia nel vecchio cascinale di sua mamma per sfuggire alla crisi che lo assale: l’ispirazione lo diserta, l’amante lo tradisce con un ragazzino pretenzioso e sua moglie ha deciso di non tollerare più in silenzio i suoi continui tradimenti. Nella nuova sistemazione vorrebbe un orto, per il quale ingaggia un giardiniere scoprendo che era un suo compagno di scuola durante l’infanzia. DuJardin e DuPinceau (ovvero, come si chiamano fra loro, Degiardini e DePennelli) fanno ormai parte di mondi assai diversi, ma ognuno ha ancora qualcosa da imparare dell’altro. In particolare il raffinato pittore riscopre il valore della semplicità e della costanza degli affetti.
Becker firma dipingendo dei quadri georgici talmente personali da essere estremamente riconoscibili, sia per lo stile di montaggio e di riprese che per la fotografia molto verdeggiante. Come ne Les infant du marais, per contro, la malinconia del tempo che passa …

The Runaways

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Di F.Sigismondi, con D.Fanning e K.Stewart. 2011
La trama ripercorre nascita sviluppo e dispersione di una delle primissime rock band femminili, messa insieme da un produttore geniale e completamente sciroccato. Vertici del gruppo sono la chitarrista/bassista (secondo le necessità) Joan Jett e la fragile cantante Cherie Currie. Mentre la prima è una ragazza di famiglia povera, determinata e piuttosto orientata, la seconda è più piccola, influenzabile, nevrotica e in contrasto con la famiglia sempre sull’orlo del disastro emotivo.

Che posso dire sulla rappresentazione degli anni Settanta? Io non ero certo là! Però il modo di dipingerli della regista mi è piaciuto. Floria Sigismondi fin’ora si è prodotta soprattutto in video musicali e il passaggio al lungometraggio non deve essere stato evidente. Ne è venuto fuori un piccolo film indipendente piacevole, strascicato, fumoso e un po’ inconcludente, come il gruppo di cui parla: una serie di ragazze piene di sogni e aspettative e anche poten…

I Gremlins

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Di J.Dante, sceneggiatura di C.Columbus e S.Spielberg, con Z.Galligan. 1984
Il Mogway è un buffo animaletto cinese che non va bagnato, non va esposto alla luce (altrimenti muore) e soprattutto non va nutrito dopo la mezzanotte. Naturalmente le regole vengono disattese e prima il pelouche animato dà vita ad altri cinque esserini simili a lui, ma di carattere meno pacifico, poi i nuovi nati si trasformano in una loro versione malevola (Gremlin) che mette a soqquadro la città.
Questo film faceva parte dei grandi classici della mia infanzia e ne avevo un tenero ricordo. Purtroppo ieri sera ho ceduto alla nostalgia e gli ho ridato un’occhiata, ma gli effetti speciali un po’ raffazzonati e la storia nota e prevedibile mi hanno un po’ delusa. C’è sicuramente tanto Spielberg nella rappresentazione della piccola borghesia americana di provincia anni Ottanta, ma non ho ritrovato la poesia di ET o l’ansia anticipatoria de Lo Squalo. Gli attori sono discreti ma senza lode.
Il problema principale cre…

Profumo - Storia di un assassino

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Di T.Tykwer. Con B.Winshaw, D.Hoffman, A.Rickman. 2006
La madre di Jean Baptiste Grenouille viene giustiziata all'inizio della vicenda per aver cercato di uccidere il figlio appena nato, ma il bambino se la cava con una discreta dose di fortuna. Nel Settecento, secolo alquanto maleolente a quel che si dice, Grenouille -unico essere al mondo completamente inodore- ha un olfatto talmente sviluppato da poter individuare ogni nota aromatica presente in un odore, anche in mezzo al lezzo terribile dei mercati del pesce. Un brutto giorno una giovane pulzella dai capelli rossi attrae il suo naso fino e, nel tentativo di carpirle il suo profumo lo sventurato la uccide. Di qui inizia un lungo tormentoso criminale viaggio alla ricerca del Profumo che racchiuda in sé l'essenza della Vita e dell'Amore. Nel libro di Suskind, alquanto poco convenzionale ma se non altro breve, la distorsione psicologica di Grenouille è affrontata con un taglio straniante: da un lato l'edonismo deviat…

The Other Wife

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Con J.Hannah, R.Everett, P.Law. 2012
Robert Kendall sembra il padre di famiglia perfetto: splendida magione inglese, due figlie eleganti, moglie coreografa. Però dall'altra parte dell'Atlantico ci sono alcuni altri suoi interessi: la mina canadese su cui sta puntando i (cospicui) risparmi familiari e un'altra moglie con figlio. Quando all'improvviso il fedifrago bigamo viene a mancare, le due mogli scoprono l'una l'esistenza dell'altra e dovranno difendere il loro diritto all'eredità.
La trama di questo polpettone televisivo sarebbe dovuto bastare a dissuadermi dall'incauta visione, ma il mio occhio è stato attirato dal cast. Non solo J.Hannah, che ho sempre trovato un ottimo caratterista, adatto alla commedia come al dramma, ma anche il (quasi) sempre piucchepperfetto R.Everett. Entrambi, seguendo l'esempio del resto del cast, a me sconosciuto, mostrano qui, con mio sommo stupore, il grado zero dell'espressività e dell'arte attoriale.