Animali fantastici e dove trovarli


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2016, di D.Yates, con E.Redmayne, KWaterston, C.Farrell

Negli anni Venti sbarcavano a New York migliaia e migliaia di immigrati ("migranti"...), quindi perché non sarebbero dovuti sbarcare anche maghi tra loro? Newt Scamander è in fuga dall'Inghilterra, dove è stato espulso da Hogwarts: non si sa il perché, ma di certo questa storia merita di essere indagata, poiché gli hanno lasciato la bacchetta magica. Arrivato negli USA, si porta dietro una valigia magica strapiena di merce vietatissima, ovvero animali fantastici. Che puntualmente gli scappano appena volta gli occhi, sorprendendo - a dir poco- un NoMag locale (babbano) e provocando la stizza dell'ex-auror Tina. Nel frattempo, una oscura minaccia incombe sulla città dallo skyline nascente, e a Newt sembra di aver già visto effetti devastanti dello stesso genere in Africa...

La forza più grande di questo spin-off potteriano sono gli attori, in particolare Redmayne e Farrell. Il primo è veramente bravo, e caruccio in maniera atipica, moderatamente scapigliata. Un vero Ravenclaw (corvonero) fino alla punta dei capelli. Colin invece ha il dono di restare ambiguo fino alla fine, e in questo caso mi ha sorpreso. Le due sorelle Tina e Queenie sono personaggi molto graziosi cui danno vita delle attrici a me ignote, ma molto in parte, mi piacerebbe rivederle in uno sviluppo successivo.
Pensavo che la sceneggiatura sarebbe stata al di sopra di qualunque critica, ma non è cosi', e ne sono assai sorpresa: anche la Lady della trama inglese comincia a perdere qualche colpo? Il benessere non le giova? Dopo il sequel teatrale di Harry Potter, contorto e cervellotico, speravo in qualcosa di più avvincente.  L'interesse maggiore della vicenda risiede dunque nell'atmosfera newyorkese dei ruggenti Twenties e nei riferimenti alla mitologia complessa che JKR ha saputo dipingere in oltre dieci lunghi anni di HP. Per contro, se il semplice nome di Grindelwalt non riesce a suscitare un rivolo di sudore ghiacciato tra le vostre spalle, e il potere della suggestione potteriana non è attivo su di voi, metà del pathos del film è perduto senza appello. Resta cmunque un bel discorso non banale sull'accettazione della diversità e sull'approccio diverso ad essa che Newt trova in America. Il continente in fermento, ricco di novità e apparentemente accogliente verso lo straniero si rivela nido di puritani frustrati e ottimo rifugio per integralisti di varia natura.

L'ottimismo generale dell'insieme e il riuscito confronto-scontro vecchio vs nuovo mondo, che se non è degno di Henry James, resta comunque critico e acuto, sono grandi pregi un po' opacizzati dalla regia piatta e senza sorprese di Yates, che ammorba lo spettatore con dei colori esausti al limite del seppia ed effetti speciali a ripetiwione senza un guizzo di fantasia. Ma che peccato che la sensibilità di Cuaron non fosse a disposizione, credo che avrebbe fatto tutta la differenza. JKR, lungi dall'esser sciocca, aveva scelto lui...

Resta comunque grazioso e meritevole di almeno una visione, se non due.

Commenti

  1. Concordo. Sceneggiatura e regia sono alquanto piatte (Cuaron ne avrebbe fatto un capolavoro?)
    Ho trovato divertente il personaggio KOWALSKY (il pasticcere); spero di ritrovarlo nell'inevitabile sequel

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    Risposte
    1. Non so se Cuaron avrebbe fatto il capolavoro, ma certo il piattume di Yates no!! il pasticcere pasticcione è carino, ma è sempre unpo' in sordina. A lungo termine dovrebbe diventare il personaggio chiave, perché la poetica della Rowling è sempre più sulla "progressiva accettazione del diverso": una sua storia d'amore con Queenie mi sembra fondamentale in questo senso...

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